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Prof. Corrado Corghi 10.01.05

Daniela Anna Simonazzi è autrice di un sereno libro che racconta di Azor, lo zio che non ha mai conosciuto. E' un ritorno al passato, a sessanta anni fa, anni che ho ben presente con le sue vicende eroiche e con episodi di oscura violenza che hanno infangato momenti della Resistenza. Non si può nascondere l'odio contro coloro che non intendevano accettare lo stalinismo all'interno della lotta resistenziale, e neppure le uccisioni compiute nell'ombra. Così fu assassinato Azor, così venne ferito gravemente il Solitario Giorgio Morelli con la morte ravvicinata ai suoi 21 anni.

I decenni di silenzi e di rituali celebrazioni non hanno permesso a troppi studiosi una libera storiografia sulla vicenda resistenziale per poter dividere il grano dalla gramigna e dare con più forza risalto ai giovani caduti senza confini di parte.

Ma di questa storiografia, accennata ora col libro della Simonazzi, ce n'è bisogno per non perpetuare nelle nuove generazioni non corrette conoscenze di un grande periodo storico.

E' certo che l'azione di Azor nella sua zona Sap non rispose alla linea politica comunista, ma non corrispose neppure nell'impegno di vice comandante della 76a brigata Sap, fedele come Azor era all'azione patriottica indipendente dai partiti e alla sua profonda fede cristiana. 

Pubblicato il 20/2/2005 alle 21.31 nella rubrica Hanno scritto.

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