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  AZOR La Resistenza "incompiuta" di un comandante partigiano
 
Diario
 


Simonazzi Daniela Anna
AZOR
La Resistenza "incompiuta"
di un comandante partigiano



AGE editrice- Reggio Emilia, 2004


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15 aprile 2007

un 25 aprile Solitario

un 25 aprile Solitario

 

E’, questo nostro, un tempo di mutamenti che procedono per piccole scosse ed assestamenti determinati, nel profondo, dalla necessità di verità. Senza verità la libertà non è che una forma più o meno conveniente di servitù.

E’ un tempo difficile da raccontare. Bisognerebbe farne scarna cronaca, alla maniera medioevale, snocciolando accadimenti personali e vicende minute.

Raccontare, in questo caso, di Tapignola in un gelido sole d’inverno; dei borghi arrocati ai campanili che, da sempre, reggono bufere e tormente; di casolari in cui, giorno dopo giorno, si sgrana il Santo Rosario per i vivi e i morti mentre tra le colline intorno s’alza la nebbia e cala la sera.

 

“alzo i miei occhi ai monti e chiedo:

da dove verrà l’aiuto per me?

Il mio aiuto viene dal Signore

Creatore del cielo e della terra”

 

Ci sono tra di noi, ho avuto la fortuna di conoscerle, persone come Daniela Simonazzi e Maria Teresa Morelli che, solo lasciando trasparire il proprio dolore, la necessità di attraversarlo per ricucire la propria storia in memoria vivente, generazione su generazione, svelano la menzogna che ci avvolge. Noi involontari complici. Raccontano dei nostri eroi sconosciuti o dimenticati, giovani e giovanissimi cattolici che pur essendo tra i primi, non molti, insorti contro il nazifascismo non hanno trovato spazio tra i sovraffollati ranghi dei vincitori.

A Giorgio Morelli è stato negato anche il certificato di partigiano combattente ed era “il Solitario” una delle figure più belle della Resistenza reggiana.

A Mario Simonazzi, il valoroso comandante Azor, è andata peggio: scomparve durante la Pasqua del 1945, a pochi giorni dalla Liberazione, tra bocche cucite e accenni di calunnie. Qualcuno li ha arruolati tra i vinti ed è stato l’ultimo indicibile dolore per le  famiglie, l’ultima menzogna.

E poi i nostri sacerdoti uccisi prima e dopo, dagli uni e dagli altri. Uccisi perché sacerdoti in comunità comunque abusate da chi è tanto fiero e succube della propria miseria ideologica da voler rifare l’uomo e il mondo a propria immagine e somiglianza e ogni mondo nuovo comincia e finisce sempre in una fossa scavata lì per lì ad occultare un cadavere o in grandi fosse progettate ed eseguite scientificamente.

Quando anche a distanza di decenni, anche solo per un attimo, ci si affaccia su quell’abisso di odio per l’uomo non si può non essere colti da vertigine.

 

All’imbrunire del 3 agosto 1945 nei boschi tra Montericco e Vezzano, in località Lupo, una donna che sta raccogliendo legna trova un cadavere a marcire nel fango. Un piccolo foro nella nuca. E’ Mario Simonazzi, di Montericco, 24 anni, nome di battaglia Azor, vice comandante della 76a brigata SAP. I familiari e gli amici partigiani lo stavano cercando da quattro mesi. Chi ha ucciso Azor?

Il Solitario, Giorgio Morelli, comincia la sua ricerca, cerca la verità. E’ stato giovanissimo partigiano in città, al tempo dei “fogli tricolore”, prima di salire in montagna ed è il primo a rientrare in divisa, un fazzoletto tricolore al collo, nella Liberazione. Il Solitario è un uomo libero, non ha avuto paura di fascisti e nazisti; sa che la verità è come l’ortica: chi la sfiora ne è punto, bisogna afferrarla saldamente e non temere il bruciore.

Il 27 gennaio 1946 mentre rincasa, a Borzano, due ombre nella nebbia gli scaricano un caricatore addosso. Lo colpiscono 3 colpi di pistola su 6: uno alla spalla, due di striscio al braccio e al fianco sinistro. Lo si vedrà passeggiare per Reggio con l’impermeabile sforacchiato: non gli manca il coraggio, merce rara nei giorni dell’odio in cui cala una spessa coltre di caligine e crescono le vittime innocenti dell’ultima ora.

Chi ha ucciso don Jemmi? Menozzi Anselmo “Paolo”? Don Luigi Ilariucci? Giuseppe Verderi?…….Don Pessina è il decimo prete ucciso in un anno, la quinta vittima del giugno 1946. Il Solitario muore il 9 agosto 1947, a 21 anni, dopo mesi di sofferenze a conseguenza dell’attentato subito. Fino alla fine continua la sua ricerca della verità. E’ un uomo libero, non odia nessuno, perdona i suoi assassini e in pace con Dio e con gli uomini chiede solo di essere sepolto in montagna. Ci lascia un dono prezioso, un piccolo giornale mensile uscito dal ’45 al ’47, quattro numeri a ciclostile, in clandestinità, e dopo la liberazione 25 numeri a stampa: La Penna -La nuova Penna.

Cambiò 11 tipografie: la reggiana A.G.E. fu devasta, tre edizioni furono distrutte durante la distribuzione, una intera edizione fu prelevata e bruciata in una piazza di Bologna ma fu ristampata a Modena, una tipografia di Parma, interna a un convento, subì atti di sabotaggio e altre tipografie furono minacciate ma un pugno di giovani partigiani cattolici cresciuti nella lotta al nazifascismo, senza mezzi, senza direttive e legami politici offrirono alla città e al Paese la più coraggiosa e intraprendente manifestazione di libertà del cuore e dello spirito. Libertà di stampa?

 

E’ tra le montagne che lo hanno visto giovane partigiano, a 60 anni dalla sua morte, che vogliamo ricordare il Solitario nel giorno della Liberazione.

Con lui vogliamo ricordare il comandate Azor, i nostri giovani eroi della Libertà, i nostri sacerdoti che l’hanno difesa prima e dopo.

Le famiglie montanare che hanno accolto, sfamato, protetto, i giovani partigiani e molte ci hanno rimesso tutto ma erano dimenticate prima e sono state dimenticate poi.

                                                                                                            G.L. Ferretti         

 

 

 

 

A.D. 2007 Chiesa di Tapignola, Villa Minozzo

un 25 aprile Solitario

in pace, in festa

                            ore 11.30            Santa Messa

ore 13.00            pranzo al sacco e gnocco fritto

ore 15,30            letture, canzoni, musica

ore 18.00            Santo Rosario

 

Dopo decenni di omertà, menzogne, di commemorazioni sempre più distratte e stanche, un silenzo raccolto ci pare la miglior compagnia perché possa continuare a fiorire tra gli uomini quella coscienza di libertà nella verità.

 

 

 

                                                        Giovanni Lindo Ferretti

Carlo Losi

Daniela Simonazzi

Maria Teresa Morelli




permalink | inviato da il 15/4/2007 alle 11:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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