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  AZOR La Resistenza "incompiuta" di un comandante partigiano
 
Diario
 


Simonazzi Daniela Anna
AZOR
La Resistenza "incompiuta"
di un comandante partigiano



AGE editrice- Reggio Emilia, 2004


per contatti,informazioni,
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danielasimonazzi@alice.it

per librerie:

UVER Reggio Emilia
tel 0522.555063
fax 0522.554365

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18 agosto 2005



http://azor.ilcannocchiale.it/
La Resistenza "incompiuta" di un comandante partigiano

ne hanno scritto

9   gennaio 05           L’Informazione
11 gennaio 05          Il Giornale di Reggio
15 gennaio 05          La Libertà
16 gennaio 05          Il Resto del Carlino
20 gennaio 05          Il Giornale di reggio
21 gennaio 05          Emilianet
21 gennaio 05          La Gazzetta di Reggio
22 gennaio 05          La Libertà
22 gennaio 05          L’Informazione
26 gennaio 05          Emilianet
26 gennaio 05          Il Giornale di Reggio
26 gennaio 05          L’Informazione
28 gennaio 05          La Gazzetta di Reggio
28 gennaio 05          L’Informazione
02 marzo    05           L’Avvenire
05 marzo    05           La Libertà
     aprile     05           Tuttomontagna
10 aprile     05           Emilianet
12 aprile     05           Il Giornale di Reggio
15 aprile     05           Reporter
     aprile    05            Notiziario ANPI RE
     aprile    05             Ricerche storiche 99
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   giugno    05          Reggio Storia 107
4 agosto   05           Il Giornale
maggio     06           Storia e Identità


 


 


   



 

                                                                                                Il Comandante Azor

         



 




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18 agosto 2005

Giovanni Lindo Ferretti. Falce e Martello. Prima Nazionale Correggio25.4.05

Mario Simonazzi, il comandante Azor, antifascista partigiano cattolico, combattente ogni totalitarismo, aveva scelto per tetto il cielo, per letto la terra e a testimone Iddio.

Non è tornato a casa tra le colline di Albinea che lo avevano visto nascere e crescere, che amava e conosceva come le sue tasche.

Da giovane comandante partigiano viaggiava di casolare in casolare su verso la montagna, benvoluto per l’onestà, l’intelligenza, le capacità, la nobiltà d’animo.

E’ stato ucciso a ventiquattr’anni, a pochi giorni dalla liberazione. Un delitto in economia, quasi rituale,un po’ di fil di ferro e una pallottola come animale al macello, quando si dice il valore della fede, della famiglia.

Solo grazie a Daniela, una nipote che non ha potuto conoscere ma che gli vuol bene, la sua storia non è morta come la sua giovane vita in una indifferenza coltivata nella paura o nell’odio.

Purtroppo quando finì di infuriare la bufera calò la nebbia, molte le ombre nell’oscurità. Nel gennaio 1946, sei pallottole malcentrate porteranno comunque alla morte Giorgio Morelli che non ha paura. E’ un giovane partigiano insorto a diciassette anni contro il nazifascismo. E’ un vincitore, nobile d’animo, assetato di libertà e giustizia con uno stupendo nome di battaglia “Il Solitario”.

Il sangue dei vincitori riproduce all’infinito un sospetto che cresce invece di essere risolto.Più aumenta la retorica, più aumenta l’imbarazzo: che non diventi vergogna.

La Resistenza è il fondamento della nostra democrazia, è la nostra libertà, un lascito pagato col sangue dei vincitori. Lo sguardo che ci lega in eterno a loro deve essere sereno e finalmente in pace. Pacificato e non abusato.




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